Considerazioni preliminari

Innanzitutto, è bene precisare che non sono una consulente filosofica o una sedicente tale (purtroppo, esiste anche questa categoria). L'obiettivo di questo blog è quello di fornire alcune informazioni di base sul mondo della Consulenza filosofica. Ho avuto modo di svolgere delle ricerche sulle pratiche filosofiche e, in particolare, sulla consulenza: il frutto di queste ricerche è la mia tesi di laurea. Credo che esistano molti luoghi comuni sulla Consulenza filosofica, probabilmente legati a quelli sulla Filosofia, spesso originati dalla superficialità con cui essa viene presentata. Non pretendo di dissolvere completamente i vostri dubbi ma semplicemente di costruire una sorta di "spazio neutro"; sia ben chiaro, la neutralità assoluta non esiste, ognuno parte da supposizioni e, in effetti, io ho una mia precisa idea della consulenza filosofica. Semplicemente, non sono una consulente filosofica, non ho nessun servizio da offrire, non devo convincere nessuno della bontà della mia missione.

giovedì 28 febbraio 2008

La nona conferenza internazionale sulla Consulenza filosofica

Correva l'anno 1994 quando a Vancouver in Canada si teneva la prima conferenza internazionale sulla consulenza filosofica organizzata da Ran Lahav e da Lou Marinoff. Quest'anno, l'Italia avrà l'onore di ospitare la nona edizione della international conference : si terrà a Luglio a Carloforte (v.d foto) sulla bellissima Isola di San Pietro che si trova nell'arcipelago del Sulcis, a sud ovest della Sardegna. Interverranno alcuni pilastri della consulenza e della pratica filosofica nel mondo: il norvegese Anders Lindseth, Ran Lahav, Petra Von Morstein, Neri Pollastri, Ludovico Berra, Umberto Galimberti. Alla lista potrebbe aggiungersi anche l'israeliana Ora Gruengard, molto nota a livello internazionale ma ancora poco in Italia.
Per Info:


domenica 17 febbraio 2008

Consulenza filosofica e cultura terapeutica

Il rifiuto della Consulenza filosofica di ascriversi all’alveo delle terapie non dovrebbe essere considerata solo una formula retorica. Nel suo stesso atto fondativo la Philosophische Praxis si pone come un movimento di rottura nei confronti del modello terapeutico dominante nella società attuale di cui, appunto, le varie terapie rappresentano una sempre più spesso implicita celebrazione. Ma una tale denuncia deve molto a pensatori come Micheal Foucault, Thomas Szasz e a tutta l’opera dell’anti-psichiatria in generale.
Nella mia tesi, sopratutto per questioni di spazio, non ho trattato in modo specifico questi autori e studiosi, ad eccezione di alcuni accenni in un paragrafo.
Eppure la loro influenza sul mio lavoro è stata decisiva. I loro libri sono pozzi d'ispirazione e di riflessione continua.
Michel Foucault in particolar modo ha scandagliato in maniera profonda e nello stesso tempo dettagliata la controversia questione del potere delle istituzioni terapeutiche, rappresentanti di un sapere che nasconde e controlla i cosiddetti "anormali"(ricordiamoci che la nozione è molto labile come del resto è labile il concetto di normalità nel corso della storia umana).
Dunque, a mio avviso, alcune letture fondamentali tratte dall'opera foucaultiana sono le seguenti:
Storia della follia nell’età classica (I ed.1961, II ed.1972)
Nascita della clinica (1963)
Sorvegliare e punire (1975)
L'ermeneutica del soggetto (lezioni tenute al Collège de France nell'a.a 1981-82)
Di Thomas Szatz:
Il Mito della Malattia mentale
Imperdibile anche Il nuovo conformismo. Troppa psicologia nella vita quotidiana di Frank Furedi.
Credo sia molto importante per chi si affaccia alla Consulenza filosofica riflettere criticamente sull' "uso terapeutico" del sapere, sia pure esso sapere filosofico.
Anzi, a maggior ragione per noi filosofi (sì filosofi! perchè come scriveva Achenbach, superare la vergogna di dirsi filosofo è un bel traguardo oggi) è necessario prendere le distanze dall'idea che il nostro sapere sia più razionale o più neutro di altri.
Il discorso poi si potrebbe ampliare a dismisura...Cos'è il sapere filosofico?
A parer mio, non è tanto il contenuto in sè a rendere filosofico un sapere (e così un discorso inerente l'ontologia aristotelica, piuttosto che la dialettica hegeliana potrebbe anche non essere filosofico in tal senso).
Tutto sta nel verbo. Il sapere filosofico avviene più che essere già, e avviene nella forma di un' integrazione che il soggetto compie sul contenuto.
Ecco perchè io considero il filosofo come il creativo par excellence.
Ma creare significa anche distruggere...